mercoledì 15 maggio 2013

Una casa editrice media ci scrive




Una buona casa editrice di Bologna ci scrive, a seguito della lettura del romanzo inedito "La Rosa dell'Est". Che dire? Son soddisfazioni!

Vengo subito a La rosa dell’est.

Il romanzo ha passato due livelli di lettura, ovvero due diversi referenti redazionali prima di arrivare tra le mie mani; le schede di lettura che mi sono arrivate sono state assolutamente convincenti (ed evidentemente convinte della qualità del lavoro). A dire il vero, una delle due letture è stata particolarmente entusiasta del romanzo, al che ho voluto tastarne personalmente il polso.
Riassumo un po’, facendone una collazione, i vari spunti che mi sembra in questa sede utile mettere in campo.

Innanzitutto ha colpito la notevole pulizia narrativa e, va da sé, testuale del romanzo. La rosa dell’est mostra da una parte una elevata capacità di tenere insieme i diversi piani della narrazione, seguendo le vicende nella diacronia della storia senza mai perdere di pathos o di capacità di definizione dei “tipi” di soggetto, rendendo semmai la scrittura sempre più stratificata e capace di avvolgere il lettore in un vortice di imprevisti, copi di scena e sapienti ripartenze. Le strategia anche strutturali da voi adottate, oltre a prestarsi molto bene a sorreggere l'architettura globale del plot, configurano di per sé un livello ulteriore di fruizione del romanzo (una sorta di filo rosso meta-narrativo e sovra-letterale) che immette sin da subito entro un panorama di riferimenti narrativi di spessore.

La capacità di lunga durata della tenuta strutturale si somma ad una attenzione per i micro-movimenti della narrazione, nonché per le strategie di tenuta dell’attenzione del lettore di riferimento (che, nel caso del vostro romanzo, appartiene ad un target piuttosto variegato, e sicuramente tocca una fascia di età piuttosto ampia; e non solo, il genere trattato è trasversale, tra il noir e l’investigativo surreale, ma infarcito anche di una forte carica “decadentista” – nell’accezione inizio novecento, ovviamente - e di richiami figurativi e narrativi ad ampio spettro).

La qualità della scrittura, oltre alla ricchezza sul piano strettamente semantico e sintattico – mai scontato – colpisce per la volontà di strutturare la narrazione su piani diversi, meticciando la narrazione vera e propria con aperture "sociologiche" e meta- (metaletterarie e in generale direi meta-artistiche) che non fungono da postmoderna astrazione extra-genere, ma spostano costantemente il piano di realtà e di comprensione, facendolo scivolare sempre un po’ di lato, e avvinghiando alla lettura sollecitando la partecipazione, anche emotiva.

Complessivamente, è molto buona la scrittura, sia in termini, spicci, di gestione linguistica, semantica, sintattica; molto buona la traccia narrativa ed il percorso di passaggio da una situazione all'altra, per scivolamento talvolta lento talvolta rapido, ma sempre ben individuato dentro la struttura complessiva del raccontare e la traccia di senso che avete ha voluto lasciare; molto buone le scelte formali, di gestione del percorso della scrittura nella pagina; ottima fluidità della scrittura e del piano dialogico; assolutamente di riguardo la meta-riflessione che a più livelli interseca la scrittura.
Mi è molto piaciuta la modalità con la quale avete restituito le meccaniche della ricerca continua di un centro e di un senso agli eventi e ai personaggi, nonostante, o forse in ragione, del continuo evolversi, rovesciarsi, schiarirsi e ricontorcersi delle situazioni con cui si trovano ad avere a che fare. Quel che maggiormente ho apprezzato è il legame instaurato nel romanzo tra l'acquisizione gnomica della realtà/verità e il rapporto tra personaggi ed eventi in continua redifinizione, fino allo svelamento finale dell’iper realtà di Vilena e del suo “aiutante” Arturo. È un percorso vertiginoso e avvincente.

C'è un forte profumo di letteratura novecentesca, e questo rende il romanzo brillante ed insieme levitante in una temporalità ricca di echi.

In generale sono stato molto colpito dalla tenuta narrativa del romanzo ed ho molto apprezzato lo svilupparsi delle individualità che sono implicate nella narrazione (quelle dei protagonisti inconsapevoli e quelle dei veri “dei” ex machina). La suspense e i colpi di scena la fan da padrona senza però bypassare la materialità e ricchezza della narrazione nelle sue parti non necessariamente “d’azione”.
In definitiva, La rosa dell’est (solo alla fine risulta poi evidente il perché del titolo) ha delle caratteristiche specifiche che, nel complesso, lo rendono editorialmente molto interessante.

Dirle che sarei molto felice di avervi tra i nostri autori nella collana narrativa è il meno. Il libro merita infatti di essere innanzitutto letto (e, va da sé, pubblicato).
                                                                                  *
Prima di decidere attendiamo l'esito di altre case editrici a cui abbiamo spedito il romanzo, soprattutto quelle che non chiedono contributi editoriali.

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