Le inquietanti adolescenti di Balthus, la Lolita di Nabocov, le fanciulle in fiore di Proust, le innocenti ninfette di Hamilton...loro e altri ancora, le hanno amate senza riserve e pregiudizi; le hanno amate, le fanciulle, come angeliche presenze dei loro sogni senza fine, facendole divenire principesse indiscusse dell’incanto, della bellezza, di un tesoro interiore unico e segreto, da svelarsi nel sublime cantico di un'arte. Fanciulle! Al solo pronunciare questa parola la mente va lontana, si fa strada in un dolce viaggio a ritroso nella memoria. Fanciulle! Una promessa di eterna e indissolubile bellezza, di sensualità agro dolce, di incantevoli respiri infantili come la marea che nell’argento si fa oro, appena è sfiorata dal primo, lieve tocco di un raggio vespertino che fa da sfondo al teatro vivente degli amori puri e clandestini.
Siete un vento che si annuncia con una brezza sottile che avvolge e stordisce, poi cresce e scuote, si abbatte con raffiche terribili nel cuore e spazza via dai nervi la forza, così che l’anima si contrae in un tremito convulso, collassa sotto il peso della bellezza, e discende all’inferno!
Oh fanciulle, sino a quando sopporteremo questo peso, sino a quando potremo sopportare questo malessere che ci iniettate dentro con la tossicità della vostra immensa luce? Il vostro incessante apparire è un laccio alla passione che ci trascina ebbri nel luogo del precipizio, vacillando in bilico tra follia e ragione! Oh poema, asfissia del respiro, scintillazione notturna, angelico battito d’ali al quale sfioramento si rabbrividisce, catastrofica grandezza delle linee, profusione di tinte e profumi, a voi, ninfe raggianti, il nostro saluto perfetto.
Dal film: Lolita

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